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VISIONE STRATEGICA

Questi ultimi anni sono stati caratterizzati dal crescente successo di Apple e dei sui prodotti, mentre molti competitor(s) sono saltati, vedi da ultimo Hp. Prendendo spunto da un articolo letto stamattina sul 24Ore, mi sono reso conto che, per analogia, le valutazioni in esso contenute mi sembravano calzanti nelle riflessioni sul mondo dei computer(s). Ebbene, Apple ha nel tempo creato un modello in cui i profitti non le vengono solo dalla vendita dei computer o dei dispositivi in genere, ma anche, e in maniera stabile nel tempo, dai servizi collegati. In un sistema in cui l’utente trova su iTunes musica, Apps e film, e su AppStore tutti i sfw per il suo Mac, Apple ha in maniera lungimirante capito che i soli profitti derivanti dalla vendita dello hardware non sarebbero mai stati sufficienti per garantire la sopravvivenza dell’azienda, e che questi avrebbero dovuto avere origini differenti. In questo modo Apple ha creato un ecosistema in cui l’utente cerca, trova ed acquista tutto quello di cui ha bisogno, in cui i flussi di cassa per l’azienda si mantengono costanti, anzi tendono ad incrementarsi nel tempo, ponendo le basi per una crescente valutazione del proprio valore e creando valore per gli azionisti, premiati nel tempo con la crescita costante del proprio investimento. Apple ha saputo guardare avanti, ha saputo mettere a sistema tutte le variabili, inserendone anche di nuove. Ha saputo uscire dalla palude della cultura dell’urgenza, in cui hanno continuato a ristagnare i concorrenti. Apple non ha decretato l’insuccesso di Hp, di WebOs, del suo Tablet. A tutto questo ha pensato Hp da sola, incapace come é stata di essere lungimirante e di far del bene altrove, incapace di rimodulare il suo modello di business. Incapace di evolversi.

RIFLESSIONE

Questa mattina ho ascoltato la rassegna stampa di RADIO 24, apprendendo una notizia che poi mi ha fornito lo spunto per pubblicare questo post, che evidenzia anche la vocazione “di servizio” che maccopanna ambisce ad avere. Ebbene, un sondaggio ISTAT lascia emergere che in Italia solo una famiglia su due dispone, almeno a livello di media nazionale, di una connessione internet in casa. Ció sta a significare, in estrema sintesi, che troppe persone, in particolare giovani, apprendono informazioni e notizie, e conseguentemente si creano una personale opinione sui fatti, solamente per il tramite dei media tradizionali, senza sfruttare le potenzialitá informative della rete, soprattutto per quanto attiene al mondo della cd “blogosfera”. Ma come, e tutti quei servizi dei rotocalchi (primi fra tutti TG1 e Porta a Porta di Vespa) di costume sulle attitudini di “regalo” che vedono in testa i gadget tecnologici? Come sempre, la forma prevale sulla sostanza: ci si accontenta di mostrare l’oggetto ma non se ne conoscono, e non si ha interesse a farlo, le potenzialitá. Si pensi ad esempio alla grande diffusione degli smartphone: quanti utilizzatori, a prescindere dal l’OS installato, sia esso iOS o Android, installano App? E quanti, fra questi, ne installano di tipo informativo? Evidentemente la scelta ricade sui modelli in voga al momento, magari pubblicizzati dalla bellona di turno. Ma questa attitudine é figlia di un consumismo non evoluto, tipico di consumatori schiavi della pubblicitá e dell’apparire, poco avvezzi alla sostanza delle cose e primi responsabili del digital divide che spacca il Paese.