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VISIONE STRATEGICA

Questi ultimi anni sono stati caratterizzati dal crescente successo di Apple e dei sui prodotti, mentre molti competitor(s) sono saltati, vedi da ultimo Hp. Prendendo spunto da un articolo letto stamattina sul 24Ore, mi sono reso conto che, per analogia, le valutazioni in esso contenute mi sembravano calzanti nelle riflessioni sul mondo dei computer(s). Ebbene, Apple ha nel tempo creato un modello in cui i profitti non le vengono solo dalla vendita dei computer o dei dispositivi in genere, ma anche, e in maniera stabile nel tempo, dai servizi collegati. In un sistema in cui l’utente trova su iTunes musica, Apps e film, e su AppStore tutti i sfw per il suo Mac, Apple ha in maniera lungimirante capito che i soli profitti derivanti dalla vendita dello hardware non sarebbero mai stati sufficienti per garantire la sopravvivenza dell’azienda, e che questi avrebbero dovuto avere origini differenti. In questo modo Apple ha creato un ecosistema in cui l’utente cerca, trova ed acquista tutto quello di cui ha bisogno, in cui i flussi di cassa per l’azienda si mantengono costanti, anzi tendono ad incrementarsi nel tempo, ponendo le basi per una crescente valutazione del proprio valore e creando valore per gli azionisti, premiati nel tempo con la crescita costante del proprio investimento. Apple ha saputo guardare avanti, ha saputo mettere a sistema tutte le variabili, inserendone anche di nuove. Ha saputo uscire dalla palude della cultura dell’urgenza, in cui hanno continuato a ristagnare i concorrenti. Apple non ha decretato l’insuccesso di Hp, di WebOs, del suo Tablet. A tutto questo ha pensato Hp da sola, incapace come é stata di essere lungimirante e di far del bene altrove, incapace di rimodulare il suo modello di business. Incapace di evolversi.

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MAC(CHISMO)

La mia passione per l’ambiente di lavoro Macintosh non é in discussione, voglio premetterlo, ma non sono mai stato meno Macchista di quanto mi sia accaduto negli ultimi mesi, devo ammetterlo. Nelle ultime tre settimane ho rinsaldato i rapporti con il mio fido MacBookPro (early 2008, che invero inizia ad accusare gli anni di servizio e merita un intervento in assistenza), tanto che ho rimodulato tutto il mio archivio fotografico (ma ne parlerò in un post dedicato), passando intense ore notturne al portatile, durante le quali la mia predilezione per questo ambiente ha ritrovato forza e vigore. Ma forse la c.d. “età adulta” si manifesta anche con un sano scetticismo sulle cose e quindi resta fermo in me quello che avevo scritto qui oltre a non poter fare a meno di segnalare il sano atteggiamento del mio amico Andrea a proposito delle toppe, ops… patch.

RISPOSTE.

Posso aggiornare via Mac App Store una applicazione comprata fuori da Mac App Store?
La risposta, semplice, secca, lapidaria, la trovate qui.

Come sempre un grande Lux, via POC

MEZZI TONI

Ho scoperto che in Mac OSX esiste la possibilità di aumentare/diminuire il volume di ascolto con progressione di 1/4 di tono, dividendo ogni step in su o giù in quattro tick: per farlo tenere premuti Maius + Alt + F11 o F12.

MAC APP STORE

Lo scrivente é assolutamente a favore della creazione di “luoghi mercato” come il Mac App Store: questi hanno la caratteristica di creare degli spazi dove consultare, confrontare ed eventualmente acquistare dei prodotti, nel caso specifico delle Apps, creando una nuova modalità di acquisto. In buona sostanza, l’utilizzatore finale non si deve recare sul sito della software house, ma in un luogo in cui gli stessi produttori software sono presenti per collocare i propri prodotti, acquistando nuove e crescenti quote di mercato. Ammettiamolo: fin qui i nuovi software venivano installati sui nostri Mac attraverso i cd autoinstallanti o attraverso gli eseguibili scaricati in fase di acquisto sul sito del produttore, che gli “end user” venivano a conoscere in funzione di diversi canali informativi, vuoi riviste di settore, vuoi forum, vuoi siti di divulgazione di vario tipo, ma sempre attraverso una prorpia iniziativa di ricerca. Ora, invece, é il produttore a mettersi in mostra, presentandosi al potenziale acquirente i propri prodotti in luoghi come il Mac App Store. Quindi, quello che in primis Apple sta creando é un’opportunità, tanto per i venditori quanto per gli acquirenti, all’interno della quale, plausibilmente, stimolando una sana concorrenza fra i primi a tutto vantaggio dei secondi, tanto in termini di ricchezza di catalogo che di politiche dei prezzi.

La mia prima esperienza d’uso col Mac App Store é assolutamente positiva: ho acquistato la versione 2011 di iPhoto ed ho scaricato due freeware per il mio Mac, Evernote ed il client ufficiale Mac per Twitter. Quello che ho subito notato é stata la semplificazione delle operazioni di installazione, considerato che la procedura di download si preoccupa anche di installare direttamente il nuovo software nella cartella Applicazioni sotto Macintosh HD, automatizzando l’intero processo all’interno del Mac App Store: sin qui siamo stati abituati a scaricare il file .dmg sulla Scrivania copiando poi da questo il file in Applicazioni.

Apple si conferma, ove dovesse ancora dimostrarlo, un’azienda capace in primis di innovare: stiamo pur sempre parlando dell’azienda che per prima ha avviato il pensionamento del floppy disk, che ritiene sempre più in disuso i cd (vedi la procedura di “masterizza disco” su iTunes sempre più nascosta) e che non ha mai abbracciato, a ragione, il BluRay, che ha decretato la fine delle tastiere fisiche sugli smartphone, che ha superato il concetto di netbook con l’iPad, rilanciando al tempo stesso il concetto di Tablet PC, reinventandolo, dopo gli insuccessi degli anni passati segnati da altri produttori, inventando, infine, nuovi spazi di mercato per tutti noi.